Regista: Andrzej Wajda
1961
Dramma psicologico di guerra che mostra le tragiche vicende di un giovane ebreo nella Varsavia occupata, attraversando l’inferno di un popolo condannato all’annientamento. Il film è una toccante testimonianza di solitudine, paura e dissoluzione dei punti di riferimento morali in un mondo privo di qualsiasi regola. Jakub, condannato per un omicidio accidentale, finisce in prigione dalla quale esce nel settembre 1939. Nel ghetto di Varsavia lavora come becchino, ma dopo la morte della madre – quasi contro la sua volontà – decide di fuggire. Nascondendosi dalla parte ariana, trova rifugio presso varie persone, tra cui Lucyna e un vecchio compagno di prigione, Malina. Tuttavia, ogni luogo si rivela solo un temporaneo asilo, e il senso di estraneità cresce. Jakub desidera interrompere la vita nascosta e tornare nel ghetto, solo per scoprire che è ormai stato sgomberato. Si unisce quindi alla resistenza, lavorando in una tipografia clandestina. Quando i nazisti circondano il locale, Jakub, non vedendo altra via d’uscita, compie un gesto disperato: si fa saltare in aria insieme ai nemici con una serie di granate, scegliendo la morte come ultimo gesto di libertà.
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