Regista: Ryszard Ber
1986
Il romanzo "L’estranea" di Maria Kuncewiczowa è stato pubblicato per la prima volta nel 1936 e, dopo cinquant’anni, l’autrice è tornata sui destini della sua protagonista scrivendo una sceneggiatura cinematografica basata su quell’opera. Róża, interpretata nel film da Ewa Wiśniewska, è la figlia di un polacco che lavora in Russia. Crescendo a Taganrog, entra per la prima volta in contatto con la musica da concerto e, influenzata dall’esibizione di una violinista italiana, decide di dedicarsi al violino. Partendo con la zia per Varsavia, si iscrive al conservatorio, dove incontra Michał Bądski – il suo primo, turbolento e indimenticabile amore. Delusa dalla rottura e da una relazione fallita, Róża torna a Varsavia, rimanendo per sempre “estranea” – una persona incapace di trovare il proprio posto né tra la gente né nella propria vita. Il suo senso di estraneità, la passione musicale inappagata e il talento sprecato approfondiscono la sua frustrazione, che si riflette nei rapporti con i suoi cari. Sposa per convenienza e la morte del suo amato figlio Kazio la abbatte ulteriormente. Non riesce a mostrare affetto alla figlia Marta, anche se la ragazza ha ereditato il talento musicale e, grazie a lei, diventa una cantante famosa. Tuttavia, il successo della figlia non porta a Róża né soddisfazione né conforto. Negli ultimi giorni, sola e amareggiata, la protagonista compie un doloroso bilancio del passato. Solo allora si rende conto dei propri errori e dell’incapacità di accettare il destino. Decide di affrontare una conversazione sincera con il marito e la figlia, trovando una riconciliazione tardiva con sé stessa e con il mondo. Il film di Ryszard Ber intreccia presente e passato, e la musica gioca un ruolo importante – in particolare la canzone di Schumann "Ich grolle nicht" e il Concerto per violino in re maggiore di Brahms, che simboleggiano i sogni, l’amore e i desideri insoddisfatti di Róża.
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