Regista: Stanisław Różewicz
1962
Aksamitowski (Kazimierz Rudzki) conquista la fiducia di numerose pazienti, pur non avendo una formazione medica e utilizzando metodi che sfiorano la truffa. Ad accompagnarlo c’è Wiktoria (Wanda Łuczycka), un’ex infermiera che trova nella sua attività un modo per accrescere la propria autostima. Il film svela il substrato psicologico delle loro azioni: Aksamitowski, geloso dei successi dei veri medici, vuole dimostrare qualcosa sia a se stesso sia alla giovane amante, mentre Wiktoria sfugge al ruolo umiliante di serva, ritraendosi come medium e persino come persona segnata dalle stigmate. Le loro vittime – donne di varie età – desiderano soprattutto comprensione e vicinanza: Urszulka (Marta Lipińska), affetta dalle conseguenze della poliomielite, soffre la solitudine; Stanisława (Danuta Szaflarska), che lavora come centralinista, vive nei ricordi di un amore perduto; Rejentowa (Tatiana Czechowska) non riesce ad accettare la morte dei propri cari. Nasce così una storia di costume e crime con una forte componente psicologica – a tratti cupa, a tratti tenera, talvolta addirittura ironica – mantenuta nel tipico tono di riserbo ed empatia di Stanisław Różewicz. La sceneggiatura si ispira a fatti reali: il processo di un pseudo-medium di Cracovia attivo negli anni Cinquanta.
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